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3 marzo 2007 |
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Libri/ "La zona grigia", dove la mafia incontra insospettabili professionistidi Francesco Prisco |
Un saggio, un pamphlet, un blog. Una
ricerca, una provocazione, un dibattito aperto. "La zona grigia", esordio
letterario del giornalista siciliano Nino Amadore, è tutte queste cose
insieme. Ma, soprattutto, rappresenta il coraggioso tentativo di fare
finalmente luce su un tema poco frequentato dalla saggistica italiana
contemporanea: il rapporto tra organizzazioni mafiose e professionisti.
L'immagine "coppola e lupara" della mafia, alimentata da tanto cinema e
decenni di televisione (buona e meno buona), da tempo non esprime la realtà
dei fatti. Cosa nostra, che pure trovò nel Secolo scorso terreno fertile
nelle campagne siciliane, segue dinamiche affini a quelle della finanza
internazionale. A fornire ai cosiddetti uomini d'onore il "know how" per
intraprendere spregiudicate operazioni di investimento oltre confine, per
ripulire denaro sporco proveniente dal traffico di stupefacenti o dal racket
e, più semplicemente, per "oliare" pratiche che rischiano di arenarsi nei
tortuosi meccanismi della burocrazia servono commercialisti, avvocati,
tecnici dei lavori pubblici. Talvolta, se proprio c'è da ottenere
provvedimenti compiacenti, possono venire utili anche medici e magistrati.
L'assunto è ben noto ai giudici antimafia che in più di un'occasione, a
quanto si apprende da "La zona grigia", hanno sottolineato il problema. Non
è del resto cosa rara, in regioni come Sicilia, Campania, Calabria e Puglia,
vedere professionisti inquisiti del reato di associazione esterna di stampo
mafioso. Quando accade, gli Ordini professionali attivi sul territorio
tendenzialmente manifestano solidarietà agli inquisiti: più che essere
garantisti e al contempo censurare ogni possibile abuso, fanno acriticamente
quadrato. D'altra parte «la mafia – scrive Amadore - chiede favori ma li fa
anche e così crea una norma non scritta di governo del territorio, un
controllo che non usa le armi. Di questo sono responsabili quei
commercialisti che non chiedono la fedina penale ai loro clienti. Di questo
sono responsabili certi avvocati. Su questo dovrebbero riflettere gli Ordini
professionali. E non lo fanno. Almeno pubblicamente». Il libro traccia così
il profilo di alcuni dei più noti "professionisti di mafia", siano essi già
oggetto di condanne passate in giudicato o ancora al centro di inchieste
delle Direzioni distrettuali siciliane. Ci sono esperti di finanza
internazionale che forniscono consulenza sul riciclaggio "creativo". Va a
finire così che la mafia siciliana investa all'estero sulle risorse
energetiche, considerato dagli addetti ai lavori il business del futuro. Non
mancano medici pronti a fornire diagnosi e perizie su commessa. La
tradizione dei camici bianchi più o meno direttamente affiliati a Cosa
nostra, d'altra parte, è antica e risale addirittura a Michele Navarra, "'u
Patri nostru'" dei corleonesi sotto la cui reggenza mossero i primi passi i
vari Luciano Liggio, Totò Riina e Bernardo Provenzano. Ci sono molti
funzionari di pubbliche amministrazioni, decisivi per l'ottenimento di
favoritismi. E i favoritismi sono tutto, a fronte di un sistema
amministrativo ingessato dalla burocrazia. Amadore passa sulle carte
processuali con grande consapevolezza e ne restituisce i fatti attraverso
una scrittura felice. Un discorso a parte merita il capitolo "Il guru
italiano dell'offshore", contenente una brillante intervista a Giovanni
Caporaso, raro conoscitore di paradisi fiscali che vive tra Carabi e Sud
America. Idea di fondo dell'opera, che si acquista on line sul sito di
"Lulu", è dichiaratamente quella di gettare un "sasso nello stagno",
suscitare la replica di professionisti e ordini presi di mira, aprire un
dibattito su un tema complesso quanto attuale. Un dibattito che troverà
spazio sul blog "Storie di mafia", ideato dall'autore.
Nino Amadore
La zona grigia. Professionisti al servizio della Mafia
di Nino Amadore
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